Dipinti del Sec.XIX

15 OTTOBRE 2013
Asta, 0059
249

Federico Zandomeneghi

Stima
80.000 / 100.000
Aggiudicazione:  Registrazione
Federico Zandomeneghi
(1841-1917)
“I Guanti neri”
Pastello cm.60 x 45
Firmato in basso a sinistra
 
Il dipinto è corredato da attestato di libera circolazione.
 
Provenienza: Angelo Sommaruga Parigi, Luigi Bordoli Milano, Collezione privata.
 
Esposizioni: Federico Zandomeneghi. Impressionista veneziano (a cura di E. Sacerdoti
e T. Sparagni), Fondazione Marzotta, Foro Buonaparte 50, Milano, 20 febbraio-20 giugno 2004, n°53.
Bibliografia: E. Piceni, Zandomeneghi, cat. esp. Galerie Durand-Ruel, Parigi 1967, n°144 tav. XVI; E. Piceni, Zandomeneghi, catalogo generale dell’opera (seconda edizione a cura di R. Capitani e M.G. Piceni), Bramante, Busto Arsizio 1991, n°144 tav. XXI; Federico Zandomeneghi. Impressionista veneziano (a cura di E. Sacerdoti e T. Sparagni), Fondazione Marzotta, Foro Buonaparte 50, Milano, 20 febbraio-20 giugno 2004, tav. 53 colori.
 
 
Zandomeneghi ci rivela in questo eccezionale pastello uno dei temi a lui più cari, ovvero la quotidianità dell’universo femminile colta in intimi momenti di vita privata. I suoi impianti compositivi ricordano alcune soluzioni di Degas e saranno fonte di ispirazione per il giovane Toulouse-Lautrec; l’essenzialità dell’architettura scenica e l’inserimento nel quadro di oggetti d’uso quotidiano sono caratteristiche tipicamente impressioniste.
Nella composizione qui presentata, gli oggetti si riflettono sulla superficie lucida di un tavolino. La protagonista del dipinto, vestita di uno splendido abito giallo, è colta nell’atto di sfilarsi un paio di lunghi guanti di neri. Il gesto le è così consueto che sembra farlo in modo distratto, come assorta nei propri pensieri. Si tratta proprio di una di quelle “pagine di diario” che narrano “un momento di vita […] immagine tenera e luminosa d’una piccola società” - metafora coniata dal critico Enrico Piceni per descrivere la splendente intonazione di molti celebri quadri di Zandò. Eppure, a ben guardare, non si tratta di un momento di rilassata intimità quotidiana. La posizione degli oggetti, il forte verticalismo dello stipite, e soprattutto quella sequenza ascendente di colori primari (blu, giallo, rosso) conferiscono all’intera composizione un ritmo nervoso e assai moderno come del resto è moderno il taglio dell’opera, nella quale si percepisce appena sulla destra il frammento di una cornice, e dove l'inquadratura scelta dal pittore tronca il tavolino e gli oggetti su di esso appoggiati. Quadri come questo rispondono alla necessità del “patron” di Zandomeneghi, il famoso gallerista e patrocinatore degli Impressionisti Paul Durand-Ruel, di trovare “un pittore di figure nuovo da imporre ai clienti” perché “Degas non produce più se non a sbalzi e a capriccio, Renoir fa lo stesso…”, come spiegò lo stesso Zandomeneghi all’amico Diego Martelli in una lettera del 9 ottobre 1894.