CAPOLAVORI DA COLLEZIONI ITALIANE

1 OTTOBRE 2015
Asta, 0045
19

Pietro Novelli, detto Il Monrealese

Stima
60.000 / 80.000
Aggiudicazione:  Registrazione

Pietro Novelli, detto Il Monrealese

(Monreale 1603 – Palermo 1647)

 

PROMETEO CREA L’UOMO

 

olio su tela, cm 248,5x175,5 entro cornice antica, dorata con intaglio a motivo di piccoli ovuli e perlinature

 

PROMETHEUS CREATING MAN

 

oil on canvas, 248.5 x 175.5 cm, in an antique carved giltwood frame with a small egg beading motif

 

 

Provenienza

collezione privata

 

Inedito e privo di riscontri nelle fonti biografiche sull’artista monrealese, né tanto meno documentato da pagamenti, lo splendido dipinto qui presentato costituisce un’aggiunta importante al catalogo di Pietro Novelli, di cui sembra restituire un’immagine in qualche modo imprevista. Sebbene infatti la sua produzione di soggetto religioso e di destinazione pubblica sia oggi ampiamente nota grazie agli studi che a partire dalla prima metà dell’Ottocento hanno contribuito a definire il suo catalogo, il suo corpus di opere sacre e soprattutto profane legate alla committenza privata resta ancora in gran parte sconosciuto.

Non è dubbio però che nel corso dei circa due decenni che a Palermo lo videro indiscusso protagonista, procurandogli altresì una posizione di assoluto rilievo nella scuola pittorica meridionale, Novelli non si rivolse esclusivamente al pubblico delle confraternite e degli ordini religiosi ma dipinse con pari impegno, sebbene in misura non ancora accertata, soggetti mitologici talvolta dedicati, come in questo caso, a temi così inusuali da suggerirne una committenza particolarmente colta e sofisticata.

Nell’Elogio storico di Pietro Novelli pubblicato da Agostino Gallo nel 1828 sono ricordati ad esempio, sebbene non più esistenti al tempo del biografo, una serie di affreschi di soggetto mitologico che l’artista avrebbe eseguito nel vestibolo dell’antico palazzo della Zisa; due tele raffiguranti Andromaca e il Ratto di Europa segnalate nel Settecento dal pittore Giuseppe Velàzquez; un soggetto mitologico non precisato nella collezione del principe di Patti, e una Contesa di Apollo e Pan, quest’ultimo forse identificabile con il dipinto nel Musée des Beaux Arts di Caen o quanto meno di uguale soggetto.

Anche i rari disegni del Monrealese confermano quest’aspetto della sua attività, come ad esempio i fogli a lui attribuiti nella Galleria Regionale della Sicilia a Palermo e dedicati alla morte di Adone, al giudizio di Paride e alla storia di Polifemo e Galatea.

Oltre al già citato Giudizio di Mida nel museo di Caen, solo la raffinatissima tela raffigurante l’uccisione della ninfa Coronide per mano di Apollo restituita al Novelli da Sebastian Schuetze ed esposta a suo nome nell’importante rassegna monografica dedicatagli nel 1990 documenta però quest’aspetto della sua attività, che oggi si accresce, per l’appunto, grazie al Prometeo che qui presentiamo: un tema così raro - se non addirittura unico - da far ritenere che Novelli lo eseguisse su richiesta specifica di un committente di erudizione non comune e appartenente all’ ambiente accademico di Palermo, forse proprio il Cavaliere Carlo Maria Ventimiglia, uno scienziato assai noto anche nel mondo letterario, che i biografi del pittore monrealese ricordano in contatto con lui.

Imponente nelle dimensioni che consentono di presentarne i protagonisti a grandezza quasi naturale, la nostra tela raffigura, seguendo Ovidio nelle Metamorfosi, la creazione del primo uomo da parte del Titano che, sfidando Zeus, osa completare la sua opera creatrice: formata con acqua e terra una statua a immagine degli dei, Prometeo le infonde vita e intelletto grazie alla scintilla rubata al Carro del Sole su consiglio di Minerva, come vediamo qui nella scena a piccole figure in alto a sinistra nel dipinto.

Come si sa, per aver voluto sfidare la potenza superiore degli dei, Prometeo sarà incatenato a una rupe e condannato ad essere in eterno dilaniato da un’aquila, supplizio a cui solo Ercole potrà sottrarlo. Mentre l’epilogo drammatico della sua vicenda non mancherà di ispirare numerosi pittori del Seicento, a cominciare da Jusepe de Ribera, e il tema della sua ribellione agli dei nel nome della consapevolezza e della creatività sarà assunto a icona della cultura romantica, al tempo di Pietro Novelli l’episodio della creazione dell’uomo trovava precedenti figurativi solo in alcune incisioni cinquecentesche, per lo più illustrazioni di Ovidio, dove la figura del Titano era in qualche modo assimilata a quella di Dio Padre nelle illustrazioni della Genesi. Solo a partire dal Settecento il tema godrà di nuova fortuna come allegoria della Scultura. Numerosi sono in ogni caso i confronti possibili tra le nostre figure e quelle che compaiono nelle opere più celebri della maturità del Monrealese. Possente tra le pieghe notturne del suo mantello, Prometeo si presenta infatti come versione ulteriore di una figura più volte utilizzata da Novelli come Dio Padre o come personaggio delle Scritture: lo ritroviamo giovane e possente nella figura grandiosa del San Cristoforo nel museo del Castello Ursino a Catania (fig. 1); anziano, nel San Pietro venuto a medicare Agata in prigione restituito all’artista da Roberto Longhi (Pommersfelden, collezione dei Duchi di Schoenborn), e ancora nel Lot in fuga da Sodoma con la famiglia, Madrid, Monastero El Escorial (fig. 2) che del precedente ha condiviso il percorso attributivo, da Andrea Vaccaro a Guido Reni, e il riconoscimento da parte di Longhi; o ancora in uno dei personaggi del Gesù tra i Dottori nel Tempio nell’oratorio del Rosario di San Domenico a Palermo, mentre il nudo classicheggiante del primo uomo, il cui volto ricorda uno degli angeli nella Comunione della Maddalena (Palermo, Galleria Regionale della Sicilia) (fig. 3) trova riscontro, ad esempio, nella figura di Cristo nella Trinità nel museo di Capodimonte (di cui riproduciamo qui la replica della Bob Jones University Museum and Gallery, Greenville, fig. 4), oltre che in altre tele di destinazione privata: il David con la testa di Golia nel Musée des Beaux Arts a Marsiglia o il Caino e Abele a Roma nella Galleria Nazionale di Arte Antica. Anche la soluzione narrativa per cui un secondo episodio realizzato a piccole figure sullo sfondo del dipinto si lega – dal punto di vista cronologico e causale – all’azione principale e la rende anzi riconoscibile ricorre nel già citato Apollo e Coronide di raccolta privata. Come spesso accade, in assenza di date certe la collocazione cronologica del nostro dipinto non è del tutto agevole; appare comunque circoscrivibile alla seconda metà degli anni Trenta, o all’inizio del quinto decennio del secolo, gli anni comunque di maggiore successo del pittore di Monreale.

 

 

Note Biografiche:

Nato a Monreale il 2 marzo del 1603, Pietro Novelli si trasferì giovanissimo a Palermo per compiere la sua formazione.

Studi recenti hanno contribuito a ricostruire la prima attività dell’artista, accertata già nel 1622 e meglio documentata a partire dal 1629 grazie a una serie di opere pubbliche eseguite per le maggiori chiese di Palermo. Dati fondamentali di un linguaggio pittorico sviluppato con crescente autorevolezza nel quarto e nel quinto decennio del Seicento, l’esempio folgorante della Madonna del Rosario commissionata nel 1624 ad Antonio Van Dyck per l’oratorio omonimo, spedita più tardi da Genova dal pittore fiammingo; per altro verso, quello degli artisti napoletani della sua stessa generazione, certo studiati a Napoli dove, pur in assenza di documenti, dobbiamo ritenere che Novelli si recasse nell’estate e autunno del 1632, periodo in cui risulta assente da Palermo. Sono infatti numerosi i punti di consonanza con il naturalismo riformato e schiarito, appunto negli anni Trenta, di Jusepe de Ribera, di Massimo Stanzione e di  Francesco Guarino, ma soprattutto del quasi coetaneo Andrea Vaccaro cui, non caso, opere non firmate del Novelli sono state riferite in passato. Tra le prove più note della sua attività esercitata nelle maggiori chiese di Palermo come nei suoi palazzi istituzionali, queste ultime – condotte a fresco – in gran parte perdute, citiamo almeno le celebri storie di San Benedetto dipinte nel 1635 per la chiesa di San Martino alle Scale e per il monastero benedettino di Monreale. Protagonista della scena culturale di Palermo, nel 1636 Pietro Novelli ottenne la carica di ingegnere e architetto del Senato della città, per ricoprire dal 1643 quella di ingegnere del Regno.

Morì a Palermo il 27 agosto 1647 a seguito delle ferite riportate durante la sommossa antispagnola.

 

Bibliografia sull’artista:

A. Gallo, Elogio storico di Pietro Novelli (1828), Palermo 1830; R. Longhi, Lettera di un ignoto corrispondente di Luigi Lanzi sulla galleria di Pommersfelden(1922), in Scritti giovanili, II, Firenze 1960, p. 486; E. Natoli, Contributi a Pietro Novelli in “Commentari”, n.s., XIV (1963), 2-3, pp. 171-182; F. Petrelli, in Civiltà del Seicento a Napoli (catalogo della mostra.), I, Napoli 1984, pp. 162-163 e 358-360; G. Di Stefano, Pietro Novelli, il Monrealese (1939), catalogo delle opere a cura di A. Mazzè, Palermo 1989; Pietro Novelli e il suo ambiente (catalogo della mostra), Palermo 1990; F. Campagna Cicala, Considerazioni sugli esordi di Pietro Novelli tra Roma e Napoli, in “Storia dell’arte”, 1992, n. 75, pp. 176-188; S. Sportaro, Dipinti inediti di Pietro Antonio Novelli, in Kalós, XX (2010), 3, pp. 40-43;

 

 

 Unpublished and not mentioned in early biographies of the artist, nor indeed documented by payments, this splendid painting is an important addition to the oeuvre of Pietro Novelli, who makes his presence felt here in a somewhat unexpected way. Although his religious and public works may be well-known thanks to scholarship carried out since the first half of the nineteenth century, his corpus of sacred and especially secular works made for private patronage remains largely unknown.However, there is no doubt that during the two decades or so in Palermo that saw him as undisputed protagonist, with a position of absolute prominence in the Southern Italian school of painting, Novelli’s activity was not solely for confraternities and religious orders, but in equal quantity – though to what extent remains to be seen – for patrons of mythological subjects. Some such works, like the present picture, were so unusual in subject as to suggest patronage that was particularly cultivated and sophisticated. Agostino Gallo’s Elogio storico di Pietro Novelli of 1828 mentions a series of mythological frescoes (though they no longer existed in the biographer’s day) which the artist was said to have painted in the vestibule of the old Palazzo della Zisa; two canvases of Andromache and the Rape of Europa mentioned during the 1700s by the painter Giuseppe Velázquez; an unspecified mythological subject in the collection of the Prince of Patti, and a Contest between Apollo and Pan, the latter possibly identifiable as the picture in the Musée des Beaux-Arts in Caen (or in any case a work corresponding to this subject). Even the rare drawings by Novelli confirm this aspect of his activity, as for instance the sheets attributed to him in the Galleria Regionale della Sicilia in Palermo, which represent the Death of Adonis, the Judgement of Paris and the story of Polyphemus and Galatea. Apart from the Judgement of Midas in Caen, mentioned above, only the extremely fine Apollo Slaying the Nymph Coronis – shown, with its authorship by Novelli reaffirmed by Sebastian Schuetze, in the important monographic exhibition of 1990 – documents this aspect of his activity, now expanded by the presence of the Prometheus offered here. The subject before us is so rare, if not unique, that it would appear that Novelli painted it upon the specific request of an uncommonly erudite patron who was a member of the academic circle in Palermo, perhaps the Cavaliere Carlo Maria Ventimiglia, a learned scientist who was also very well known in the literary world, and who is recorded by the artist’s biographers as an acquaintance of his.Our canvas is of imposing dimensions, allowing the artist to depict his protagonists almost full-size, and the composition follows the text of Ovid’s Metamorphoses, with the creation of the first man by the Titan who challenges Zeus by daring to compete with his creative endeavour. Shaping a statue made of water and earth in the image of the Gods, Prometheus infuses it with life, having stolen a spark of fire from the Chariot of the Sun, as advised by Minerva, as we can see from the figures in the small-scale scene in the upper left of the painting.As is well-known, Prometheus’ punishment for having sought to challenge the superior power of the Gods was to be chained to a rock and condemned to have his flesh eternally torn away by an eagle – a torture from which only Hercules could save him. While the dramatic epilogue of the story frequently inspired seventeenth-century painters, starting with Jusepe de Ribera, and the theme of his revolt against the Gods in the name of self-awareness and creativity was to become an icon of Romantic culture, in Pietro Novelli’s day the episode of the creation of mankind only had a few precedents: some sixteenth-century prints (mostly illustrations of Ovid) show the figure of the Titan, in some ways assimilated with that of God the Father in illustrations of the Book of Genesis.Only in the eighteenth century did the subject begin to enjoy new life as an Allegory of Sculpture. In any event, there are numerous comparisons between our figures and those found in the best-known products of Novelli’s maturity. Powerfully posed in the nocturnal folds of his cloak, Prometheus seems like a variant of a figure used several times by the painter to represent God the Father or other scriptural characters: we see him as young and potent in the grand figure of Saint Christopher in the Museo del Castello Ursino in Catania (fig. 1); as an old man in both the Saint Peter Healing Saint Agatha in Prison attributed to the artist by Roberto Longhi (Pommersfelden, Collection of the Counts von Schönborn) and the Lot Fleeing from Sodom with his Family in the Monastery of El Escorial near Madrid (fig. 2), which went through the same shifts of attribution (Andrea Vaccaro, Guido Reni) as the Saint Peter, and was likewise recognized by Longhi; and again in one of the figures in the scene of Jesus among the Doctors in the Temple in the Oratorio del Rosario in the church of San Domenico in Palermo. The classicizing nude of the first man, whose face echoes that of one of the angels in the Communion of Mary Magdalen (Palermo, Galleria Regionale della Sicilia; fig. 3) recalls the figure of Christ in the Holy Trinity in the Capodimonte Museum (a version in the Bob Jones University Museum and Art Gallery is reproduced for comparison, see fig. 4), as well as others in canvases made for private patrons, such as the David with the Head of Goliath in the Musée des Beaux-Arts in Marseille and the Cain and Abel in the Galleria Nazionale di Arte Antica in Rome.The inclusion of a second narrative episode, painted in a smaller format in the background and associated – for both its dating and causal function – to the principal scene, thus making it clearly identifiable, also appears in the privately-owned Apollo and Coronis, mentioned above.As often happens, in the absence of any secure documentation, assigning a date to paintings such as ours is not an easy matter; it can nonetheless be dated to the second half of the 1630s or early 1640s – the years in which Novelli was in the most successful stage of his career.

Biographical notes: Born in Monreale on 2 March 1603, Pietro Novelli moved to Palermo in his very early years to train as a painter. Recent studies have begun to reconstruct his initial activity, recorded as early as 1622, and better documented from 1629 onwards thanks to a series of public commissions carried out for the principal churches of Palermo. Among the fundamental sources of his pictorial language, developed with increasing confidence during the 1630s and 1640s, was the dazzling Madonna of the Rosary commissioned in 1624 from Anthony Van Dyck for the oratory of the same name and later shipped from Genoa by the Flemish master; and, on the other hand, that of Neapolitan artists of Novelli’s own generation, whom he certainly studied in Naples, where he must have sojourned (though this is undocumented) during the summer and autumn of 1632, when he was absent from Palermo. Indeed there are numerous stylistic parallels with the reformed,clearly-lit naturalism (precisely that of the 1630s) of Jusepe de Ribera, Massimo Stanzione and Francesco Guarino, but above all with his almost exact contemporary Andrea Vaccaro; and it is hardly fortuitous that unsigned works by Novelli have in the past been ascribed to the latter. Among his best-known works in the main churches of Palermo and in its institutional palazzi (the latter painted in fresco and mostly lost), mention should at least be made of the famous Stories of Saint Benedict painted in 1635 in the church of San Martino alle Scale and the Benedictine monastery of Monreale.Pietro Novelli was a protagonist of the Palermo cultural scene, and in 1636 the Senate appointed him city engineer and architect, and from 1643 onward he bore the title of Royal engineer.He died in Palermo on 27 August 1647 from wounds sustained during the anti-Spanish uprising.

Literature on the artist: A. Gallo, Elogio storico di Pietro Novelli (1828), Palermo 1830; R. Longhi, “Lettera di un ignoto corrispondente di Luigi Lanzi sulla galleria di Pommersfelden” (1922), in Scritti giovanili, II, Florence 1960, p. 486; E. Natoli, “Contributi a Pietro Novelli”, Commentari, n.s., XIV (1963), 2-3, pp. 171-182; F. Petrelli, in Civiltà del Seicento a Napoli (exhibition catalogue), I, Naples 1984, pp. 162-163, 358-360; G. Di Stefano, Pietro Novelli, il Monrealese (1939), with catalogue of works by A. Mazzè, Palermo 1989; Pietro Novelli e il suo ambiente (exhibition catalogue), Palermo 1990; F. Campagna Cicala, “Considerazioni sugli esordi di Pietro Novelli tra Roma e Napoli”, Storia dell’arte, 1992, no. 75, pp. 176-188; S. Sportaro, “Dipinti inediti di Pietro Antonio Novelli”, Kalós, XX (2010), 3, pp. 40-43.