DAL RINASCIMENTO AL PRIMO 900. PERCORSO ATTRAVERSO CINQUE SECOLI DI PITTURA

2 FEBBRAIO 2021
Asta, 1013
62

Giuseppe Barbaglia

Stima
35.000 / 40.000
Aggiudicazione:  Registrazione

Giuseppe Barbaglia

(Milano 1841 - Vedano al Lambra 1910)

UNA PARTITA ALLA MORRA

olio su tela, cm 85,5x131

firmato in basso a sinistra

 

A GAME OF MORRA

oil on canvas, 85.5x131 cm

signed lower left

 

Esposizioni

Esposizione delle opere di Belle Arti, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, 1869, n.77

XXIX Esposizione, Palazzo della Società Promotrice delle Belle Arti, Torino, 1870, Sala 5, n. 245

 

Bibliografia

Esposizione delle opere di Belle Arti nelle gallerie del palazzo nazionale di Brera nell’anno 1869, Milano 1869, p. 13

F. Filippi, Esposizione di belle Arti nel palazzo di Brera II, in “La Perseveranza”, a. XI, n. 3540, 19 settembre 1869

S. Mazza, Esposizione di belle Arti nel palazzo di Brera II. Del metodo d’impronto. Altri generi ed altri pittori di figura, in “La Lombardia”, a. X, n. 267, 28 settembre 1869

Catalogo degli oggetti d’arte ammessi alla XXIX Esposizione, Torino 1870, p. 15

R. Stella, La pittura lombarda del secondo Ottocento. Itinerario artistico di Giuseppe Barbaglia, Mozzate 1993, pp. 22, 41

E. Chiodini, in Dipinti del secolo XIX, 2012, pp. 10-11

L’Ottocento tra poesia rurale e realtà urbana, un mondo in trasformazione, catalogo della mostra (Rancate, Mendrisio, 13 ottobre 2013 – 12 gennaio 2014), a cura di G. Anzani, E. Chiodini, Milano 2013, p. 83

Ottocento. Catalogo dell’arte italiana dell’800, n. 41, Milano 2012, tav. a colori

 

Il dipinto in oggetto, comparso recentemente dopo quasi centocinquant'anni dalla sua ultima apparizione a un'esposizione pubblica, è identificabile con la tela dal titolo Una partita alla morra inviata da Giuseppe Barbaglia alla mostra di Belle Arti di Brera del 1869. In quell'occasione il dipinto è stato oggetto di un'attenta lettura critica da parte di Salvatore Mazza, il quale, recensendo la rassegna milanese dalle colonne de "La Lombardia", si è soffermato lungamente sulla descrizione dell'opera di Barbaglia consentendo di identificare con certezza la nostra tela, peraltro non datata, proprio con quel dipinto. "In Una partita alla morra — osserva Mazza — si vedono alcuni giocatori in giro a una tavolaccia, nell'atto interessante di questo esercizio eminentemente italiano.

Di qua un vecchio cacciatore, di là un villico scamiciato si contendono un punto interessante. Uno stalliere con il suo camiciotto turchino ed una donna li stanno osservando, mentre un altro compagno tracanna il vino guadagnato. La scena è il rustico cortile di un'osteria suburbana, dove all'ingresso si vede avanzare un cantambanco, seguito da una nidiata di curiosi ragazzi". Tutte le figure che compongono la scena, continua il critico, "sono di una squisita verità", e solo lo sfondo "è, forse, un po' troppo ad arte, buttato là con isprezzo, ma quelle arie di teste, quelle estremità, quel distacco da figura a figura sono condotti colla valentia di chi", appena terminati gli studi, "ha saputo collocarsi di slancio fra i buoni artisti" (Mazza 1869).

Identico giudizio è quello che emerge dalle parole di Filippi, il quale in Una partita alla morra nota la precoce attenzione del pittore milanese per la resa del vero, attenzione ravvisabile specialmente nella "verità di espressione, studiata e colta sul fatto, del cacciatore che gioca coi villici colla testa nelle spalle, l'occhio fisso, la mano ancora contorta dall'ultimo punto gridato, ha tutta la concentrata diffidenza del cittadino che lotta coi professori della campagna" e nel contempo osserva anch'egli uno sfondo "impiastricciato con quella fricassea di macchiette e con un paesaggio veramente scombiccherato" che avvicina il fare pittorico di Barbaglia al "sistema di Filippo Carcano" (Filippi 1869).

In effetti se il soggetto scelto dal pittore per la sua composizione colloca il dipinto nel fortunato filone della pittura di genere e mostra — specialmente nella caratterizzazione delle singole figure che animano la scena, rese con schietta impronta naturalistica e costruite plasticamente mediante larghe pennellate — un giovane artista attento agli insegnamenti del maestro Bertini e influenzato da certa pittura induniana, tuttavia è proprio quello sfondo "buttato là con isprezzo e impiastricciato" a dare una prima idea della strada che Barbaglia avrebbe intrapreso muovendosi, da lì a breve, nell'ambito delle sperimentazioni linguistiche, fossero quelle di ambito più propriamente scapigliato o, come osserva puntualmente Filippi, quelle vicine al fare pittorico di Filippo Carcano, autore che in quegli anni conduce un'attenta ricerca improntata sulla resa del vero attraverso lo studio della luce e degli effetti luminosi, documentata da lavori quali Cortile a giardino, Una lezione di ballo, Una partita a carambola, cui Barbaglia sicuramente guarda sia nell'impostare prospetticamente la composizione che nel costruire, con pennellate veloci e vibranti, il paesaggio animato dal gruppo del burattinaio e dei bimbi.

Accolto positivamente dalla critica contemporanea — critica che già l'anno precedente, quando Barbaglia aveva partecipato al concorso Mylius per la pittura di genere con Un matrimonio civile in un villaggio (cfr. Esposizione delle opere di Belle Arti 1868, n. 27, p. 6), aveva espresso giudizi favorevoli sia per la composizione che "per la scelta dei tipi oltremodo veri, tanto che pare a tutti di averli visti in ogni villaggio" (cfr. C.C. 1868a) —, Una partita alla morra è acquistato durante l'esposizione braidense dalla Società per le Belle Arti per lire 1000 (cfr. Registro manoscritto 1869) e nel febbraio del 1870 assegnato a sorte alla contessa Elisa Agliardi Caroli, di Bergamo, sorella di Pietro Agliardi, commissario dell'Accademia Carrara (cfr. Foglio manoscritto 1870). Del dipinto si perdono le tracce, fino al recente ritrovamento, a partire dall'aprile del 1870, quando il medesimo viene inviato alla Promotrice di Belle Arti di Torino, tanto è vero che Una partita alla morra, del quale era prevista la presenza alla retrospettiva di Barbaglia del 1911, non risulta esposto, verosimilmente a causa del mancato reperimento del quadro da parte della stessa Società per le Belle Arti incaricata di allestire l'esposizione negli spazi della Permanente.